UN MINUTO PRIMA DELL’AUGUSTA MASTERS: 9 MITI DA SFATARE

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di Valentina Buzzi

L’Augusta Masters è il più affascinante dei quattro Major del golf. E’ una gara del tutto speciale, dove soffia un vento di tradizione e solennità paragonabile solo al torneo di Wimbledon per il tennis. A parte lo stop forzato, durante la seconda Guerra Mondiale, dal 1934 si gioca ogni seconda settimana di aprile all’Augusta National, percorso che sorge sui terreni di un’ex piantagione, diventata prima vivaio e poi culla del golf
mondiale grazie all’intuizione di una leggenda di questo sport, Bobby Jones. La lunga tradizione, unita al fascino mistico del club stesso, ha dato vita a una lunga lista di racconti, a metà tra l’immaginazione e la realtà.

Come la maggior parte delle storie, i racconti tendono a ingigantirsi nel tempo e ad arricchirsi di particolari inventati, sconfinando nel pericoloso terreno delle fake news. Ma quando si ha a che fare con un posto speciale come l’Augusta National alcuni racconti – anzi, la maggior parte – conserva un fondo di verità. Un minuto prima dell’inizio del Masters, vi facciamo conoscere alcuni dei miti più discussi che circolano sul torneo, insieme alla valutazione sulla loro veridicità.

 

augusta master
1) Gli organizzatori gettano il ghiaccio sulle azalee per aiutarle a fiorire in tempo per il torneo

Il Masters è noto per la sua abbondanza di colori primaverili, e niente è sinonimo di Augusta come le sue
azalee, risplendenti nei loro colori rosa, rosso e viola. Del resto, cosa sarebbe l’Augusta National senza di
loro? Quindi, è logico che il club non baderebbe a spese per ottenere i tempi della fioritura per la seconda
settimana di aprile. O forse no? Questa è una delle più grandi bufale che circolano sul torneo. Tanto per
cominciare, le piante subirebbero uno shock termico se venissero irrorate con il ghiaccio. Inoltre, gli
organizzatori si dovrebbero dotare di un vero e proprio impianto di produzione di cubetti per coprire così
tanti ettari di terreno.

VERDETTO FINALE: FALSO

2) Una volta vennero presi degli ostaggi all’interno del club da un uomo che chiedeva di parlare con il
presidente Reagan

Dal momento che ‘Augusta National è un tempio sacro e che è praticamente impossibile accedervi, questa
storia potrebbe sembrare frutto di fantasia. Invece, è assolutamente vera. Nell’ottobre 1983, Charles Davis
passò con il suo furgoncino attraverso un cancello, si diresse al pro-shop e prese in ostaggio 5 persone, chiedendo di parlare con il presidente Ronald Reagan, che quel giorno stava giocando a golf sul campo. Per fortuna l’incidente si è concluso senza vittime nè feriti. Davis, che in seguito avrebbe dichiarato di non voler assassinare Reagan ma solo parlargli dei problemi sulla crescente disoccupazione negli States, scontò 5 anni di carcere in una prigione di massima sicurezza della Georgia.

VERDETTO FINALE: VERO

 

augusta master

3) All’interno del parcheggio del Masters c’è una casa che i proprietari non venderanno mai

L’Augusta National ha acquisito una notevole quantità di proprietà che circondano il club, in modo da
offrire un parcheggio gratuito a organizzatori e volontari, a una distanza ragionevole dai cancelli d’ingresso.
Come prevedibile, il club è stato generoso nelle sue offerte e ha incontrato poca resistenza, a parte un’
eccezione. Una piccola casa con tre camere da letto, appartenente a Herman ed Elizabeth Thacker, si trova nel bel mezzo dell’area parcheggi. Nonostante i ripetuti tentativi da parte del club di acquistarlo, la risposta è sempre rimasta la stessa: un gentile ma deciso no. Herman è morto nel 2019 ma i suoi figli sperano un
giorno di poter ospitare nella loro casa un grande campione che giochi il Masters.

VERDETTO FINALE: VERO

 

augusta master

4) C’è una palma solitaria sul percorso

Visto quanto tutto è ordinato e preciso all’Augusta National, trovare qualcosa fuori posto è davvero una
rarità. Eppure i giardinieri, che ogni giorno vagano lungo il percorso per i lavori di manutenzione, hanno notato una pianta unica nel suo genere alla buca 4: si tratta di una palma solitaria che fa da sentinella a destra del green, mimetizzata dagli altri alberi circostanti. Un paio di anni fa, il club ha deciso di tagliare gli alberi e il cespuglio e ora la palma risulta ancora più visibile.

VERDETTO FINALE: VERO

 

5) Gli altoparlanti trasmettono suoni di uccelli finti

L’Augusta National attira da sempre l’interesse degli appassionati di botanica e degli ornitologi che hanno
gettato un’ombra imbarazzante sul torneo: i suoni degli uccelli che si sentono non apparterebbero alle
specie autoctone dell’area di Augusta. E del resto, i sospetti non sono privi di fondamento: al PGA
Championship del 2000, al Valhalla Golf Club, la CBS è stata accusata da alcuni ornitologi di trasmettere
suoi palesemente finti. Il network ha fatto mea culpa e questo, di conseguenza, ha aumentato i sospetti
anche sull’Augusta National che, al contrario, ha rispedito al mittente (in questo caso il New York Post) le
accuse. C’è da credergli?

VERDETTO FINALE: INCERTO

augusta master

6) Le mucche hanno pascolato per i terreni del club durante la Seconda Guerra Mondiale per mantenere il percorso

Dal 1942, il club è rimasto chiuso per diversi anni a causa della Guerra, anche perchè molti dipendenti si sono uniti allo sforzo bellico. Con una situazione economica molto precaria, il fondatore dell’Augusta National, Bobby Jones, decise di acquistare 200 bovini, immaginando che non solo il loro pascolo avrebbe mantenuto i terreni in condizioni accettabili, ma che avrebbero potuto essere venduti alla fine dell’emergenza. All’apparenza, una brillante idea. In realtà, le cose non sono andate come previsto. Con il
club chiuso, i giardinieri interrompevano la semina annuale dell’erba invernale e il bermudagrass (la pianta
erbacea di cui sono fatti i fairway dell’Augusta National) forniva poco cibo e nutrimento al bestiame. Per
sopravvivere, quindi, le mucche hanno iniziato a mangiare le famose azalee e la corteccia degli alberi del
percorso. Della serie, l’arte del piano B e i suoi effetti collaterali

VERDETTO FINALE: VERO

7) Ogni vincitore dona una delle sua mazze all’Augusta National per la collezione dei Campioni

Sebbene questa sia una tradizione di lunga data (la collezione include anche il famoso legno 4 usato da
Gene Sarazen nel 1935 per mettere a segno il leggendario albatross alla buca 15), rivela un’evidente
omissione. Per ragioni sconosciute, il campione Masters del 1992, Fred Couples, non ha lasciato al club nessuna delle sue mazze. Forse un giorno spiegherà il perchè.

VERDETTO: VERO CON RISERVA

8) Una volta un fan è stato arrestato per aver rubato della sabbia

Nel 2012, Clayton Baker ha cercato di portare a casa un souvenir unico: una tazza di sabbia da uno dei
bunker inviolabili dell’Augusta National. Dopo la vittoria di Bubba Watson al playoff, Baker è scivolato sotto
le corde di protezione e si è fatto strada verso il famoso bunker. Davvero una pessima decisione. Quando è
arrivato sul tee dalla 10, è stato ammanettato e arrestato, innescando una catena di eventi negativi che alla
fine gli sarebbero costati circa $ 20.000 tra spese legali e altri costi associati all’acrobazia. Per gli americani,
la sabbia dei bunker di Augusta è preziosa come e più della sabbia rosa dell’isola di Budelli. E non si tocca.

VERDETTO: VERISSIMO

9) Un giornalista ha proposto di togliere il nome Masters da Augusta

Storia recentissima, scaturita dal brutale omicidio di George Floyd. Secondo Rob Parker, anchorman di 7
Action News e Fox Sports, “abbiamo vissuto col nome Masters sin troppo a lungo”, un vocabolo che
evocherebbe l’epoca della schiavitù. Il dizionario, infatti, tra le definizioni di Masters include anche
‘proprietario di schiavi’. L’Augusta National sorge in Georgia sui terreni di una vecchia piantagione e il
proprietario era uno schiavista. Quindi, per Parker, è ora di tirare una bella riga sul passato, ripristinando il nome originale del torneo, Augusta National Invitational. L’anno scorso Parker ha cercato di coinvolgere nella sua crociata persino Tiger Woods che si è schierato al fianco della causa di George Floyd ma non appare intenzionato a sostenere la battaglia sul cambio di nome.

VERDETTO: TRISTEMENTE VERO