EDUARD STRELTSOV, QUANDO L’URSS FECE RINCHIUDERE LA SUA STELLA

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di Ricky Buscaglia

Leggi la storia degli Europei di calcio raccontata da Ricky Buscaglia. Dopo la prima edizione, Francia1960, e le disavventure del portiere Georges Lamia. Ecco la storia tragica del “Pelè Bianco”

Il gol alla Van Basten. Il cucchiaio alla Totti. E prima ancora il Panenka, che è la stessa cosa: il rigore calciato con lo scavino. Espressioni calcistiche partorite per lampi di classe di calciatori che si sono esaltati agli Europei.

LO “STRELTSOV”

In russo il “colpo di tacco” si chiama “lo Streltsov”. Eduard Streltsov negli Anni 50 è il miglior calciatore di movimento della nazionale sovietica, che tra i pali ha pure il fenomeno Lev Jashin. E il 10 luglio 1960 l’Urss è attesa in campo a Parigi per disputare la prima finale del campionato d’Europa contro la Jugoslavia. Dovrà giocarla senza il suo attaccante. Non è infortunato. È in un gulag. Da due anni.

L’UOMO CHE VINCEVA LE PARTITE DA SOLO

Il minuto che cambia per sempre la vita di Streltsov va cercato da qualche parte il 25 maggio 1958, nel momento in cui decide di abbandonare il ritiro premondiale per recarsi a una festa. Il giorno dopo si sarebbe svegliato in un letto non suo, confuso, senza ricordi, con l’accusa di stupro.

Ha 21 anni, è alto, è bello ed è semplicemente un fenomeno con il pallone tra i piedi. Un highlight per comprenderne il livello. Alle Olimpiadi di Melbourne 1956 la semifinale Bulgaria-Urss si allunga ai supplementari. In un’epoca in cui le sostituzioni non sono ancora contemplate, i sovietici dopo il 90esimo giocano in 9 uomini per due infortuni. E la Bulgaria passa in vantaggio. Streltsov, da solo, ribalta il punteggio: prima realizzando la rete dell’1-1, poi confezionando l’assist vincente per il raddoppio di Tatusin. Salta la finale perché Ko è finito anche Ivanov, suo compagno di reparto alla Torpedo Mosca, e il ct Kacalin preferisce una coppia di attaccanti della stessa squadra di club per questioni di affiatamento. L’Urss piega la Jugoslava 1-0 e vince l’oro. Il regime però aveva predisposto l’assegnazione delle medaglie solo agli undici titolari dell’atto conclusivo. Il sostituto di Streltsov in quella finale olimpica, Nikita Simonjan, a fine gara gli offre la sua: “Tieni, la meriti molto di più tu di me”. “Tranquillo – la replica – hai idea di quanti trofei vincerò?”.

“MI HANNO INCASTRATO”

Forte, consapevole, adorato dai compagni. Vista l’età e considerato il talento è un po’ come se in Francia accartocciassero il futuro di Kylian Mbappé, spedendolo in miniera. La differenza tra Streltsov e l’attaccante di oggi del PSG sta anche nella condotta di vita fuori dal campo. Streltsov si concede diversi vizi: beve, fuma e non è proprio il ritratto della fedeltà nella vita di coppia. Lo sanno tutti. E lo fregano – o si frega da solo, resta ancora da decifrare – proprio per questo. Non ricorda nulla della sera del 25 maggio 1958. Non ricorda di avere sedotto Marina Lebedeva, la donna conosciuta alla festa e che lo incastra con l’accusa di stupro. Ha forte, quella sì, la sensazione che qualcuno lo voglia far fuori. Ed è sensazione condivisa da altri compagni di nazionale, che però sanno bene che cosa possa capitare a opporsi al regime, e non osano difenderlo. In più Streltsov ha un paio di dribbling rischiosi alle spalle, che infittiscono il giallo.

CACCIA AL COLPEVOLE

In un ricevimento post Olimpiadi1956, ad esempio, incontra Yekaterina Furtseva, l’unica donna del Politburo all’epoca. Che lo avvicina e gli confessa che sua figlia sedicenne impazzisce per lui: “La sposerebbe?”. “No grazie – rifiuta – sono già fidanzato”. Ma con già diverso alcol nelle vene sussurra a un alto ufficiale: “Non sposerei mai quella scimmia”. E qualcuno che non dovrebbe sentire, sente.

 

Ma riscuote poche simpatie pure in altre stanze. Streltsov è una stella, e viene cercato dalla Dinamo, il club del KGB, e dal CSKA, emblema dell’esercito. Si ostina, tuttavia, a non togliersi la maglia della Torpedo, squadra che rappresenta l’industria ZIL e che proprio grazie ai suoi gol (nel 1955 è capocannoniere del campionato a 18 anni) minaccia il blasone delle big della capitale. Stiamo parlando di un paese che dopo il mancato oro alle Olimpiadi del 1952 non si è fatto scrupoli a sciogliere il CSDA Mosca, club di riferimento all’epoca che aveva fornito il blocco alla nazionale perdente a Helsinki, ridistribuendo alcuni calciatori ad altre squadre e invitandone altri – eufemismo – a dedicarsi a hobby differenti dal pallone.

FIRMA LA TUA CONDANNA

È nebbiosa la verità oltre la cortina di ferro. Nessuno sa esattamente come andò la sera del 25 maggio 1958, anche se oggi molti temono che Streltsov sia stato incastrato.

Appena imprigionato, lo convincono a firmare una confessione: in cambio giocherà i Mondiali. Firma, e anziché volare in Svezia a sfidare un giovanissimo Pelé si ritrova in Siberia, in un gulag. A trasportare tronchi d’albero e lavorare uranio. Vi resta confinato per sette anni!

TRIPLICE FISCHIO

Quando torna, non ha più il passo e il fisico di chi aveva tutto per sfondare e diventare uno dei più forti di sempre. Eppure si toglie un paio di soddisfazioni. Si rimette la maglia della Torpedo e nel 1965 contribuisce alla conquista del secondo scudetto del club. Due anni dopo piazza in bacheca anche la Kubok SSSR, la coppa nazionale. Chiude con 38 presenze e 25 gol con la nazionale, e chissà che cifre avrebbe potuto toccare.

Muore nel 1990 per un tumore alla gola, e il pensiero che vi siano tracce di Siberia sulla sua fine è diffuso. Resta uno dei gialli calcistici i cui confini non sono ancora del tutto definiti. E c’è chi giura di aver visto far visita alla sua tomba Marina Lebedeva, la donna che lo accusò di stupro. Sparita pure lei nella nebbia oltre cortina nel 1997.