Mario Sanzullo, un minuto prima del sogno olimpico

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Mario Sanzullo è a un passo dal realizzare il suo sogno, partecipare alle Olimpiadi di Tokio nella 10km di nuoto in acque libere. Il quarto posto alle World Series di Doha di metà marzo ha dato ulteriore consapevolezza dei suoi mezzi al nuotatore napoletano che ci ha raccontato come vive l’attesa per questo grande evento tra aneddoti, allenamenti, speranze e mezzo kilo di pasta al giorno…

Mario quarto posto alle World Series di Doha dietro l’altro ieri… sensazioni?

É andata bene anche se alla fine ho vinto solo la medaglia di legno, sono soddisfatto anche perchè appena davanti a me è arrivato il mio amico Gregorio Paltrinieri, al secondo posto l’ungherese Kristof Rasovszky terzo alle ultime Olimpiadi, mentre ha vinto il francese Marc-Antoine Olivier che è stato campione mondo. Quindi sono arrivato subito dietro grandi campioni. Sentivo di poter ottenere un buon risultato.

Soprattutto in vista delle Olimpiadi di Tokio…

Il mio percorso è iniziato nel 2016: dopo le Olimpiadi di Rio de Janeiro ho cominciato a lavorare con l’obiettivo di partecipare ai prossimi Giochi. E alla fine ce l’ho fatta anche se il percorso è durato cinque anni e non quattro come al solito. Ho scelto i diecimila (tralasciando i cinquemila) proprio perchè è una disciplina olimpica e ora finalmente il puzzle sta andando a posto. Il nostro sistema di qualificazione è particolare perchè ci si qualifica arrivando tra i primi 10 al Mondiale , altrimenti ci sono gare di ripescaggio ma fortunatamente non ne ho avuto bisogno

mario sanzullo

SANZULLO Mario ITA
Yeosu South Korea 16/07/2019
Open Water Men’s 10KM
18th FINA World Aquatics Championships
Expo Ocean Park
Photo © Andrea Masini / Deepbluemedia / Insidefoto

 

il cuore batte velocemente soprattutto quando ci comunicano che manca un minuto, sembra voglia uscire dal petto. Poi a 10 secondi dallo start ci avvisano e a quel punto tutto svanisce: mi concentro solo sul fischio di partenza e mi tuffo.

Come hai iniziato?

Ho cominciato a gareggiare in piscina all’eta di 4 anni! Avevo la piscina vicino a casa e mia madre è sempre stata una grande appassionata di nuoto. Ho fatto tutta la trafila giovanile e poi sono andato a nuotare al Circolo Canottieri di Napoli, nella sede principale che ha una piscina affacciata sul mare. Per quello ho cominciato a interessarmi alle gare in acque libere. Poi a Napoli c’è il mito della Capri-Napoli… 36 km a nuoto. Ora non è il momento ma prima o poi la farò. Non sarei un vero napoletano altrimenti… (ride)

Immagino ci sia molta differenza tra nuotare in piscina e in mare…

C’è tantissima differenza. La più marcata è che in piscina ci sono le corsie e nessuno ti da fastidio, in acque libere sono gare molto piu tattiche. Ci sono parecchie variabili in mare: correnti, onde, meduse, avversari che ti nuotano addosso…

Addirittura?

Calcola che ai mondiali si parte in 70 con un circuito di 2 km e mezzo da fare quattero volte, spesso molto stretto. Il nuoto passa in secondo piano, è quasi un incontro di lotta. Volano calci e anche qualche gomitata, bisogna essere molto lucidi e mantenere la calma per non reagire e rischiare squalifiche! In questo sport conta tantissimo l’esperinza, più gareggi, meglio è. E poi senza corsie bisogna essere bravi a trovare i punti di riferimento e per non nuotare a zig zag e dover coprire più strada per arrivare al traguardo.

E le meduse come le eviti?

Non le evito (ride)! Ricordo una gara nello Stretto di Messina in cui era pieno, non le vedi e ti danno parecchio fastidio. Mentre nuoti non ci pensi troppo ma quando esci poi le senti tutte! Un anno invece ero in Messico a Cancun per una gara. C’era stata bassa marea e il percorso passava sui coralli, alla fine sembravamo tutti dei naufraghi perchè passando sui coralli abbiamo dilaniato i costumi.

Quando hai capito che poteva essere il tuo lavoro?

Prima dei 18 anni ho cominciato a gareggiare in acque libere. Ho sempre fatto distanze lunghe anche in piscina perchè nuotavo gli 800 e i 1500 stile libero. Quando ho provato distanze superiori mi sono appasionato e ho capito che potevo dare molto. Poi è subentrato il gruppo sportivo delle Fiamme Oro che mi ha chiesto di far parte della squadra

Quando non nuoti cosa fai?

Quando non nuoto e non mi alleno mangio e riposo. La mia giornata è tosta: la sveglia suona presto e alle 6.45 devo fare colazione per essere in piscina alle 8 a fare attivazione muscolare. Poi dalle 8.30 alle 11 sono in acqua. Dopo l’allenamento vado a casa, mangio intorno alle 11.30 e riposo un po’ perchè poi dalle 14.30 alle 17 sono ancora in acqua…Faccio circa 20 Km al giorno a nuoto, quindi mangio tanto, circa mezzo kg di pasta al giorno!

Quindi comunque la gran parte dell’allenamento è in piscina…

Si, il lavoro maggiore è in piscina perchè le temperature nella maggior parte dell’anno sono troppo basse, ma va bene, perchè il lavoro in piscina ti permette di lavorare su velocità e passi specifici che al mare non si possono allenare. Poi invece quando abbiamo le gare i posti spesso sono esotici e bellissimi, come Doha, gli Emirati Arabi, la prossima gara sarà alle Seichelles.

mario sanzullo

Photo Andrea Staccioli/Deepbluemedia/Insidefoto

Allenarsi così tanto non deve essere facile, ci racconti il tuo rapporto con il tuo allenatore Manuele Sacchi?

Con lui ho praticamente un rapporto di simbiosi, non è solo il mio allenatore, è il mio mentore ed è importante per me sia nello sport che nella vita, mi ha insegnato moltissimo. É un allenatore federale, ci siamo conosciuto ai Mondiali di Russia nel 2015, ci siamo trovati subito bene e abbiamo deciso di mettere in piedi questo progetto che porta alle Olimpiadi, per quello mi sono trasferito da Napoli a Roma.

Cambiamo domanda… Quando non nuoti, non riposi e non mangi cosa fai?

Ascolto tanta musica, mi piace leggere e anche studiare: sono iscritto a informatica. A Roma vivo con mio fratello Pasquale, anche lui gareggia in acque libere, quindi nel tempo libero facciamo un po’ i turisti e andiamo in giro per la città a scorprire angoli meravigliosi della capitale… Covid permettendo…

La pandemia ha creato parecchi problemi anche a voi atleti…

Si, durante il primo lockdown siamo stati fermi due mesi, lontano dall’acqua. É stato un periodo difficile perchè per un nuotatore è fondamentale entrare in acqua. Possiamo allenarci a corpo libero ma il senso dell’acqua non lo puoi simulare. Il rinvio delle Olimpiadi è stata una grande delusione, ma era inevitabile, anche pensando a cosa sta passando la gente. Però a livello sportivo, dopo quattro anni che insegui un sogno vederltelo sfumare è un brutto colpo. E poi devi pensare a un altro anno di allenamenti sperando che vada tutto bene e che si possa finalmente arrivare a vivere questo grande sogno.

E una volta a Tokio che obiettivo hai?

Prima di tutto l’obiettivo è partecipare, poi spero di potermi giocare tutte le mie carte per ottenere un risultato importante e rendere il sogno ancora più bello.

Qual è stata la gara più importante della tua carriera?

Te ne dico due: la prima medaglia ai mondiali nella 5 km di budapest nel 1017, è stata un’emozione fantastica, ho vinto l’argento nella 5 km e il bronzo nella 5 km a squadre. L’altra è stata la gara che mi ha regalato la qualificazione per le Olimpiadi che sono un sogno per la maggior parte degli atleti. Sono arrivato nono ai Mondiali di Gwangju in Corea del Sud nel 2019 e ho staccato il pass!

Domanda fatidica… Quali sono le sensazioni un minuto prima di partire…

Prima del minuto prima c’è un po’ di agitazione, il cuore batte velocemente soprattutto quando ci comunicano che manca un minuto, sembra voglia uscire dal petto. Poi a 10 secondi dallo start ci avvisano e a quel punto tutto svanisce: mi concentro solo sul fischio di partenza e mi tuffo. Per come la vivo io sparisce tutto, conta solo la gara, è come se entrassi in un flusso particolare, tutto mio.

mario sanzullo

Come si gestisce una gara così lunga?

Una gara così lunga ti lascia parecchio tempo per riflettere. Ad esempio nei 50 stile libero hai circa 20 secondi per spingere al massimo e dare tutto. La gara in acqua libera dura circa 1 ore e 50 minuti quindi hai tempo per capire, studiare e decidere quali carte giocarti. Puoi decidere ad esempio se metterti in scia a chi è davanti o provare ad allungare per andare via. É una delle cose che mi piace di più, studiare la tattica per capire come arrivare a fine gara nel modo giusto

C’è chi canticchia mentalmente soprattutto durante gli allenamenti per darsi il ritmo e la carica, tu lo fai?

Si, durante l’allenamento spesso canticchio, il cervello parte da solo si fa la sua playlist che diventa la colonna sonora del momento. Durante la gara è diverso, devo rimanere concentrato e non consumare energie, soprattutto nella prima parte della gara

E un minuto dopo?

Un minuto dopo la fatica e la sofferenza si allentano un po’. Se ho dato il massimo sono felice se no provo amarezza, ma le gare sono cosi lunghe e complicate che ho subito la carica per migliorare e capire cosa migliorare e in cosa sono andato forte.

Scaramanzie?

No niente scaramzie, sono un napoletano atipico! Conta l’impegno per raggiungere obiettivo!

Paltrinieri l’ultima volta ti è arrivato davanti… Cosa vi siete detti?

C’ un clima molto bello, sono felice di vivere questa esperienza con un grande campione come Paltrinieri e di poter gareggiare insieme a lui. Siamo grandi amici ma in acqua ci facciamo la guerra (ride)… Ho cominciato il pressing psicologico, la prossima volta gli ho promesso che arrivo davanti io!