La preparazione atletica nel golf: dal circolo al sogno Ryder Cup

1002

di Valentina Buzzi

“La potenza è nulla senza controllo”. I golfisti di oggi si prenderebbero beffe dello slogan di una famosa pubblicità degli anni Novanta. Da un paio d’anni a questa parte, nel golf la potenza è diventata tutto, anche a discapito del controllo, come ha dimostrato la parabola di Bryson DeChambeau, nuovo simbolo di questo sport e spauracchio dei puristi.

 

Bryson DeChambeau e i suoi muscoli

Nel 2020, in poco più di tre mesi, il 26enne californiano ha messo su 20 chili di muscoli e ora scaglia drive che superano regolarmente i 300 metri. La US Golf Association e il Royal & Ancient, i due massimi organismi mondiali del golf, hanno cercato di correre ai ripari diffondendo a inizio febbraio il Distance Insights Project, un report di 102 pagine che denuncia il sopravvento di forza e tecnologia su abilità e tecnica.

Bryson DeChambeau

 

Una deriva che, per imitazione, rischia di contagiare anche il golfisti amatoriali, con ricadute negative sul fisico. L’importanza di una adeguata preparazione atletica è stata al centro del webinar condotto da Silvio Grappasonni (voce del golf di Sky, Eurosport e Golf Tv) con la partecipazione di Gian Paolo Montali (Direttore Generale del progetto Ryder Cup), Roberto Zappa (Direttore Tecnico squadra italiana femminile dilettanti), Stella Coppi (membro Advisory board Ryder Cup) e Franco Iacovitti, Preparatore Atletico del Marco Simone Golf & Country Club, il campo ai piedi di Roma che ospiterà la Ryder Cup nel 2023. Ecco cos’hanno risposto.

 


 

franco iacovitti

Franco Iacovitti

Il lavoro in palestra è diventato fondamentale anche per un giocatore di circolo?

Iacovitti: Naturalmente, c’è una grande differenza tra gli obiettivi di un golfista professionista e di un giocatore di circolo. Da una parte, l’amateur ha la tentazione di imitare i campioni che vede in tv, ma dall’altra gli impegni familiari e lavorativi non gli consentono di aggiungere altro tempo da passare in palestra (oltre a quello trascorso in campo pratica), magari per svolgere degli esercizi abbastanza noiosi. Per un giocatore di circolo, l’ideale sarebbe insistere sugli aspetti posturali, recuperare gli schemi motori di base (come il passo e l’allineamento) che permettono di migliorare lo swing, un gesto armonico ed elegante ma tutt’altro che naturale. Inoltre, dovrebbe privilegiare gli esercizi che preservano la colonna vertebrale, la schiena è in assoluto la parte del corpo più sollecitata nel golf.

Quali sono gli errori da evitare nella preparazione atletica?

Iacovitti: E’ fondamentale saper dosare le sessioni di allenamento e alternare la fase di carico e quella di scarico. Negli Stati Uniti, ad esempio, si insiste molto sulla quantità del lavoro, ma così facendo si rischia l’over-training, il super allenamento. Se le sessioni di allenamento sono troppo numerose e prevedono una grande quantità di carico, senza il necessario periodo di recupero, si rischiano danni a livello fisico. Tra l’altro non si può nemmeno fare un passo indietro e provare ad aggiustare il tiro: bisogna fermarsi e ridefinire da zero il programma. Nel golf la pura potenza è sterile, ciò che conta davvero è tramutare la potenza in velocità d’esecuzione. Bisogna puntare a essere ripetitivi nell’esecuzione del gesto.

Quanto è importante praticare anche altri sport?

Iacovitti: E’ fondamentale praticare diversi sport, soprattutto da piccoli quando le finestre di apprendimento sono ancora aperte. I bambini possono apprendere diversi tipi di abilità da discipline anche molto differenti. Ad esempio, si possono apprendere dagli sport di squadra abilità che poi serviranno anche in uno sport individuale, una volta che il ragazzino avrà fatto la propria scelta e sarà passato alla fase della cosiddetta “specializzazione”.

 


roberto zappa

Roberto Zappa

C’è una ricerca spasmodica della potenza anche a livello femminile?

Zappa: Se la domanda è “esiste un Bryson DeChambeau in gonnella”, la risposta è sì. Anne van Dam, golfista di origine olandese che gioca sull’LPGA Tour, è alta un metro e ottanta e ha una velocità di attraversamento del bastone sulla palla di 108 miglia (173 Km/h). Ma è un’eccezione. Esiste anche un’altra giocatrice, la giapponese Hinako Shibuno, che ha vinto il Women’s British Open nel 2019, è alta 1.68 e all’ultimo Us Open ha swingato a 91 miglia (146 km/h). Ma è stata in lizza per la vittoria fino all’ultimo. Questo vuole dire che, a livello femminile, nel golf ci sono altre caratteristiche da perseguire, tra cui la resistenza e la preparazione aerobica. L’importanza della massa muscolare non è paragonabile a quella degli uomini.

Quest’anno possiamo vantare 5 italiane al Masters di Augusta femminile. Quasi sempre sono costrette ad emigrare negli Stati Uniti per giocare ad alto livello. Quello americano è un modello che funziona?

Zappa: In realtà, ora la tendenza si è ribaltata, non sono più le nostra atlete costrette a emigrare ma sono gli atenei americani che ci chiedono di mandare le nostre ragazze. Si tratta di Caterina Don (University of Georgia), Benedetta Moresco (University of Alabama), Alessia Nobilio e Emilie Alba Paltrinieri (University of California) e Anna Zanusso (University of Denver). Negli States è più facile conciliare sport e studio, il calendario delle lezioni e degli esami è stilato in base alle competizioni. Sono delle sportive che vanno a scuola, non delle studentesse che praticano sport. Capite che le priorità sono diverse. Ma nell’approccio americano ci sono anche aspetti negativi: i programmi sono molto rigidi, prevedono sessioni di workout alle 5 del mattino, sollevamento pesi molto intenso. Dopo 5 anni di questo “sfruttamento” tecnico e atletico, molte ragazze perdono l’entusiasmo e la voglia di scendere in campo. Negli Stati Uniti c’è il rischio che ti facciano stancare del golf, le ragazze tornano in Italia e non giocano più.


Montali

Gian Paolo Montali

A proposito di preparazione, a che punto sono i preparativi per la Ryder Cup che Roma ospiterà nel 2023?

Montali: Il Marco Simone è pronto, è un vero campo da Ryder, uno stadium course bellissimo. Anche in piena pandemia abbiamo continuato a lavorare, mantenendo la promessa di farci trovare pronti per la data originaria, il 2022. All’inizio pensavamo solo a un restyling ma alla fine abbiamo optato per un rifacimento completo, e chi lo ha visto ci ha dato ragione. Sono sicuro che un giorno diventerà meta di pellegrinaggio sportivo e turistico, come tutti i grandi campi della Ryder. Gli amateur verranno e vorranno rifare alla buca 8 lo stesso colpo che hanno visto fare a Molinari o DeChambeau. E poi è un campo perfetto per gli spettatori perchè da uno stesso punto si riescono a vedere più buche. Stiamo lasciando alla città di Roma una grande eredità.

Dopo la Ryder Cup, l’Italia riuscirà ad aumentare in maniera consistente il numero dei giocatori?

Montali: Innanzitutto speriamo che ci siano almeno due giocatori italiani in campo. Soprattutto i giovani hanno bisogno di un grande idolo in cui riconoscersi come sta accadendo nel tennis con Sinner e Berrettini. L’eco mediatica della Ryder sarà talmente importante che avrà di per sè un grande effetto sul bacino dei praticanti. Quando un neofita si avvicina al golf, di solito non smette più e spesso trascina qualcuno con sè, un parente o un amico. Per fare un ulteriore salto di qualità dovremo poi migliorare l’aspetto turistico. Al Sud, dove ci sarebbero le condizioni climatiche per giocare tutto l’anno, abbiamo pochi resort. Il grosso del golf, anche agonistico, è al Nord e questo sbilanciamento è un problema. Con la Ryder romana speriamo di diffondere l’interesse per il golf in tutta Italia.