Martina Lenzini, sogno la Champions col Sassuolo e un futuro bianconero

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di Gianluca Prudenti

Martina Lenzini è nata il 23 luglio del 1998 e a soli 22 anni ha già vinto due scudetti, una coppa Italia e una Supercoppa italiana con due squadre diverse, Brescia e Juventus, esordendo anche in Champions League. Dopo aver indossato anche la maglia azzurra ora si prepara a un finale di stagione intensissimo con il sogno di portare il Sassuolo in Champions League. E sabato c’è lo scontro diretto contro il Milan…


Martina come hai cominciato?

Mio padre è un super tifoso Juve, quindi ho sempre vissuto il calcio a casa nostra e da piccola andavo con lui a festeggiare gli scudetti bianconeri. Poi vedevo i miei amici giocare e ho voluto provare anche io. Ho cominciato insieme a loro e ho detto ai miei che avrei voluto provare. Non è stata una cosa semplicissima anche perché vivevo in un paesino di montagna sull’Appennino modenese e quindi gli sport principali erano sci o pattinaggio sul ghiaccio. Io invece ho scelto di giocare a calcio. Ho una sorella più piccola che ha 16 anni, gioca anche lei nell’under 17 del Modena. Lei è centrocampista.

Quando hai capito che poteva diventare una cosa seria?

L’ho capito dalle prime convocazioni nelle nazionali giovanili e poi quando mi ha chiamato il Brescia… Da quel momento non è stato più un hobby ma un lavoro.

Raccontaci di quella chiamata…

Mi hanno contattato per fare un provino: in quel momento o facevo il salto di qualità oppure il calcio sarebbe rimasto un passatempo. Ho colto l’opportunità con entusiasmo e timore perché a 16 anni non è facile fare una scelta del genere. Abitare lontano da casa con compagne che non conoscevo è stato particolare. Ti aiuta a capire fin da giovane cosa vuoi nella vita e ad acquisire autonomia. Ho ricordi belli e complicati allo stesso tempo.

Con il Brescia hai vinto il primo scudetto…

Il primo scudetto è stato tanto emozionante, così come esordire in Champions: sensazioni difficili da descrivere e un’atmosfera fantastica.

Ti sei guadagnata la chiamata della Juventus!

Ero in vacanza con i miei a giugno, e sapevo che stava nascendo la Juventus femminile. Mi ha chiamato il mio procuratore per propormi alla Juve e pensavo scherzasse. Quando ho realizzato che non era uno scherzo ho sentito un vuoto nello stomaco e una adrenalina incredibile: giocare per la propria squadra del cuore è realizzare un sogno…

Papà come l’ha presa?

È rimasto con gli occhi sgranati, non ci credeva!

Che tipo di giocatrice sei?

Sono molto determinata e uso tanto il fisico essendo difensore. Credo di essere pulita negli interventi, corro tanto e mi sbatto tanto, non sono una che fa entratacce.

Chi era il tuo idolo da bambina?

Il mio idolo era Del Piero anche se non c’entra molto con il mio ruolo. Ancora non sono riuscita a conoscerlo, magari… Ho visto che ha taggato tutte le giocatrici della Juve per festeggiare lo scudetto… Ho scritto alle mie ex compagne che le sto odiando tantissimo! (Ride)

E Sassuolo che piazza è?

Sassuolo, come ho sempre detto, è una famiglia come gruppo e anche come spirito societario. Mi sono sentita subito a casa: qui si lavora bene, non si fa mai il passo più lungo della gamba.

Siete a tre punti dal Milan e dalla zona Champions…

Già dal ritiro ci siamo dette che avremmo potuto fare qualcosa di grande e ne abbiamo avuto la conferma dopo la prima partita con la Roma. Il gruppo è formato da tante giovani con l’innesto di qualche veterana. Spensieratezza e talento ci hanno permesso di arrivare a questo punto.

Sabato sfidate proprio il Milan alla penultima di campionato!

Sarà una finale che deciderà le sorti del nostro destino… Una battaglia!

Chi è la giocatrice che temi di più?

Giacinti! È veloce, ha fiuto del gol. E poi Boquete, ha un talento incredibile.

Cosa provi un minuto prima di scendere in campo?

Dipende un po’ dalla partita. Però l’adrenalina è a palla e non vedo l’ora di scendere in campo e giocare. Penso solo al presente!

È un minuto dopo?

A fine partita dipende dal risultato. Mi metto seduta sulla panchina dello spogliatoio e rivivo le sensazioni, analizzando la partita appena terminata.

Hai gesti scaramantici?

Tantissimi!!! Te ne dico uno: entro in campo sempre per ultima e il primo piede che tocca il prato oltre la linea deve essere il destro!

Com’è giocare per l’Italia?

Indossare la maglia azzurra è simile all’esperienza in Champions però con più senso di appartenenza e orgoglio.

Progetti per il futuro?

Il mio obiettivo è tornare a vestire la maglia bianconera, ma adesso sono concentrata solo nel portare il Sassuolo in Champions League. Sono qui in prestito, ad oggi penso solo a giocare e a dare tutto per la maglia neroverde.

In caso di Champions? Pazzie in vista?

Non c’è lo siamo dette, ma scherzando con lo staff parliamo sempre della nostra ‘Garra’… Magari c’è la tatuiamo tutte insieme…