Il Minuto prima di Stefano Casagranda

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di Gianluca Prudenti

Stefano Casagranda è un ex ciclista su strada italiano, professionista dal 1996 al 2004. Nella sua carriera ha corso le più importanti corse a tappe e praticamente tutte le classiche togliendosi non poche soddisfazioni.


Stefano sei rimasto nel mondo del ciclismo? Cosa fai ora?

Da otto anni sono tornato alla bici, prima ho aperto un negozio di noleggio e ora le vendo anche. Siamo in Val Sugana, a Levico Terme, il negozio si chiama Inbike Val Sugana. Quando ho smesso nel 2005 inizialmente mi sono occupato di tutt’altro, poi sono tornato alla mia passione. In realtà sono sempre rimasto nel comitato trentino della federazione, nel 2012 abbiamo organizzato la settimana tricolore, tutti i campionati italiani dalla categoria allievi ai professionisti. Dopo quell’esperienza ho deciso di tornare al mio sport!

Stefano Casagranda

Quanto ti mancano le corse?

Mi mancano, soprattutto le corse belle come ad esempio il Giro delle Fiandre. Quando invece vedo la fatica dei ciclisti e le condizioni meteo avverse che condizionano le gare, cambio idea (ride). É Il problema di andare in bici: tutti pensano sia faticoso, ma la fatica è relativa: più alleni più la soglia di fatica cresce. Il problema è quando fa troppo caldo, piove e fa troppo freddo. E poi tutti i sacrifici che riguardano la dieta, gli allenamenti e lo stare spesso lontano da casa.

Come si allena un ciclista professionista?

É molto impegnativo! Quando iniziavo ad allenarmi per la nuova stagione dopo 50, 60 Km ero distrutto, poi pian piano raggiungevo quel livello fisico che mi permetteva di affrontare anche una corsa a tappe. Poi devi avere anche le caratteristiche fisiche per far recuperare la muscolatura, io, ad esempio, ho sempre avuto un fisico imponente.

Come hai cominciato?

Ho cominciato per gioco a 8 anni, i miei amici andavano in bici e ci ho provato anche io. A 16 anni ho vinto il campionato italiano su strada e ho cominciato a sognare una carriera di un certo livello. Intorno ai 20 anni sono riuscito a passare da dilettante a professionista, ma è stata una guerra per riuscire a strappare un contratto.

Hai partecipato alle gare piu importanti del mondo… che ricordo hai?

Del Tour de France ricordo soprattutto il gran caldo e la qualità altissima degli atleti, del Giro mi è rimasto il calore della gente che ti faceva andare avanti anche di inerzia quando non ne avevi più. Ho bellissimi ricordi anche della Vuelta, li ho fatto un terzo posto e ho quasi vinto una tappa. Ho partecipato 4 volte: erano tappe corte, piu adatte al mio fisico e poi a settembre c’era ancora una temperatura gradevole. Poi sono molto legato al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Rubaix che erano gli appuntamenti a cui tenevo di più. Sono sempre stato più predisposto per le corse piane con qualche strappo…

Che tipo di cilcista eri?

Ero abbastanza veloce: ho vinto 6 corse in carriera, tre in fuga e le altre in volata di gruppo. E poi mi piaceva dare una mano agli scalatori in pianuta prima delle salite oppure aiutare i velocisti in volata. In realtà ho sempre corso con squadre con una tattica di attacco, non come ad esempio Mercatone Uno che aveva Marco Pantani e quindi tutti lavoravano per lui. Nelle corse a tappe eravamo liberi di provarci.

Stefano Casagranda

Ci racconti il tuo minuto prima?

L’emozione più grande che ricordo è stata la partenza del primo Giro d’Italia, ma in generale le partenze delle gare più importanti il primo anno da professionista, come la Milano-Sanremo o il Giro delle Fiandre. In Belgio in particolare c’era sempre una marea di gente che ti riconosceva anche se eri uno su duecento. I tifosi avevano e hanno una grandissima passione per il ciclismo: firmavamo l’80% per cento delle cartoline che ci facevano arrivare per l’intera stagione da regalare ai tifosi. Il mio minuto prima dipendeva dal tipo di corsa che dovevo affrontare. Facendo 80/100 corse all’anno non potevi sempre essere predisposto per provare a vincere, su 100 ne avevi una decina che potevi vincere e allora in quelle c’era maggiore tensione.

E durante la gara?

La partenza è importante ma anche la tenuta nervosa durante tutta la corsa non è da sottovalutare. Nel ciclismo hai il tuo ruolo che può essere quello di gestire la corsa dal km 100 al Km 150… Una volta che ho fatto bene il mio lavoro posso anche, per assurdo, fermarmi. Poi ovvio che se ti senti in condizione e sei ancora in forze vai avanti, così come se la corsa si mette in un’altra maniera e puoi ambire a un piazzamento. In ogni corsa ognuno ha il suo ruolo chiaro e preciso: se ad esempio devi finire e fare gli utlimi 5Km hai il peso dei compagni sulle spalle perchè devi finalizzare il loro lavoro. In quei momenti devi fidarti di loro, non devi agitarti e soprattutto devi lasciar fare i tuoi compagni.

Che idea ti sei fatto del tracciato del prossimo Giro?

Ho visto che arriveranno in salita, qui in Trentino dalle mie parti… Negli ultimi anni stanno esagerando con la ricerca di salite durissime al 20, 25% di pendenza. Tutte queste pendenze alla fine non sono determinanti, la forza degli atleti è sempre uguale, non mi piacciono da vedere le gare con arrivi così… Anche perchè poi i primi 15, 20 si arrangiano, gli altri arrivano su a spinte del pubblico

Stefano Casagranda

Come è cambiato il civlismo da quando hai smesso?

Da una parte è molto migliorato perchè a livello economico sono decuplicati i contratti e i corridori hanno dei mezzi incredibili, dall’altra c’è più stress. Basti pensare che la mia squadra nel 1996 costava circa 3 miliardi di lire, ora per portare a termine una stagione ci vogliono intorno ai 25 milioni di euro. Però si fanno corse in Australia, Cina, Dubai, mentre noi correvamo principalmente in Europa. Più budget però credo equivalga anche a più pressione… Credo che ora sia molto più stressante rispetto ai miei tempi correre in bicicletta.

C’è un ciclista che ti piace particolarmente in questo momento?

Non ho un vero e proprio favorito, apprezzo quelli che hanno un po le mie caratteristiche: mi piace molto Jasper Stuyven che ha vinto la Milano-Sanremo un po’ da outsider, lo seguo da tempo, è capace di grandi gesti atletici e per me non è stata una sorpresa.

Siamo a pochi mesi dalle Olimpiadi… Come vedi il ciclismo italiano?

A livello nazionale non abbiamo un fenomeno alla Peter Sagan, uno che possa essere il faro della corsa. Però abbiamo sempre avuto buone squadre forti nel complesso a partire da Matteo Trentin o dal campione d’Europa in carica Giacomo Nizzolo. Speriamo possano fare bene!